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	<title>La rosa nervosa</title>
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		<title>Tacete!</title>
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		<dc:creator>Stefano Fabeni e Maria Gigliola Toniollo</dc:creator>

<category domain="http://www.larosanervosa.net/spip.php?rubrique2">La rosa furiosa</category>


		<description>Negli ultimi mesi s'e' detto di tutto. Troppi hanno parlato tanto per parlare, senza sapere. Tutti a dibattere per una legge ipocrita e inutile. La Chiesa, gli omofobi di destra e i farisei di sinistra hanno ora un altro morto sulla coscienza. &lt;br /&gt;Negli ultimi mesi s'e' detto di tutto. Troppi hanno parlato tanto per parlare, senza sapere. Tutti a dibattere per una legge ipocrita e inutile. La Chiesa, gli omofobi di destra e i farisei di sinistra hanno ora un altro morto sulla coscienza. &lt;br /&gt;Il 5 (...)


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&lt;a href="http://www.larosanervosa.net/spip.php?rubrique2" rel="directory"&gt;La rosa furiosa&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;Negli ultimi mesi s'e' detto di tutto. Troppi hanno parlato tanto per parlare, senza sapere. Tutti a dibattere per una legge ipocrita e inutile. La Chiesa, gli omofobi di destra e i farisei di sinistra hanno ora un altro morto sulla coscienza.&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Negli ultimi mesi s'e' detto di tutto. Troppi hanno parlato tanto per parlare, senza sapere. Tutti a dibattere per una legge ipocrita e inutile. La Chiesa, gli omofobi di destra e i farisei di sinistra hanno ora un altro morto sulla coscienza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il 5 marzo scorso avevamo scritto proprio su questo sito:&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&quot;In quella che per molti (ma non per noi) &#233; considerata la migliore delle ipotesi, in caso di approvazione dei Dico si sarebbe vinta una battaglia simbolica. Peccato che si tratterebbe di un simbolo senza contenuti, come gi&#224; sappiamo. Ci&#242; di cui non si tiene conto in questo calcolo &#233; del prezzo da pagare. La retorica omofoba particolarmente accentuata in corso potr&#224; anche essere solo retorica politica, una &quot;guerriglia&quot; per il potere, ma la ricaduta sociale potrebbe essere tangibile. Non crediamo infatti che il martellamento omofobo di questi giorni faccia bene al Paese, e soprattutto a coloro che ne sono pi&#249; esposti. E se i Dico sono la risposta, non ne siamo rincuorati.&quot;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Una nefasta previsione: ieri la prima vittima. Uno studente di 16 anni. E di lui si sa. Si, perche' chissa' che cosa e' successo d'altro per esempio nel chiuso delle famigliole tanto a rischio per una insana istanza di equita'...&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Oggi un attacco omofobo e d'incitazione all'odio contro la storica libreria Babele.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Percio' ci appelliamo in particolare ai disonorevoli onorevoli membri del Parlamento e alla politica, anche quella dei Ruini, Betori, Bagnaschi, &amp; Co.. Si evitino le parole, tanto sono, appunto, inutili e ipocrite.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Se davvero si vuole fare qualcosa, si approvi il disegno di legge antidiscriminatoria. E' molto semplice. Senno' si taccia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Stefano Fabeni
Maria Gigliola Toniollo&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Washington/Roma, 6 aprile 2007&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Siamo Salvi...</title>
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		<dc:creator>Stefano Fabeni e Maria Gigliola Toniollo</dc:creator>

<category domain="http://www.larosanervosa.net/spip.php?rubrique5">La rosa orgogliosa</category>


		<description>Finalmente dal Parlamento Italiano una voce coerente e ferma. La voce del senatore Cesare Salvi

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 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;Pur attendendo i prossimi passi allo scopo di valutare i contenuti sostanziali della proposta su cui lavorer&#224; e riservandoci ovviamente il diritto di critica, riteniamo questa la direzione giusta. Un riscatto dovuto.&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#8230;e siamo con Cesare Salvi: in una disarmante &#8220;corsa al ribasso&#8221;, in una defraudazione di diritti che pareva non avere fine, finalmente dal Parlamento Italiano una voce coerente e ferma. La voce del senatore Cesare Salvi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non avevamo dubbi che l'aver conferito a lui il ruolo di relatore sul progetto di legge sui Dico fosse l'unica notizia buona in tutta una vicenda che definire frustrante &#232; dir poco e non avevamo dubbi del fatto che, considerata la sua esperienza e la sua coerenza politica, le sue competenze giuridiche ed istituzionali, Salvi sarebbe stato finalmente un garante.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ci piace ricordare il nostro incontro al Senato nel gennaio 2006 con Salvi, allora vice presidente del Senato, il giorno prima della presentazione del nostro volume &#8220;La discriminazione fondata sull'orientamento sessuale&#8221;. Una persona attenta che, invitata a presentare un libro, aveva voluto discutere con noi anzitempo dei contenuti del libro stesso, che gi&#224; aveva esaminato con cura. Non il solito intervento &#8220;mordi e fuggi&#8221; a cui siamo tanto spesso abituati dalle &#8220;dive della politica&#8221;. E ci piace ricordare la sua recensione del nostro libro all'evento di presentazione, il fatto che, seppur in un momento in cui la discussione sui Pacs entrava nel vivo, egli riconoscesse la necessit&#224; di non dimenticare l'importanza della prosecuzione del dibattito sulla legge antidiscriminatoria. Speriamo anzi che accetti il nostro invito pubblico a farsi promotore in Senato della proposta di legge n. 654 gi&#224; presentata alla Camera dei Deputati dal suo compagno di partito Franco Grillini.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Al di l&#224; di questo episodio personale, ci sarebbero molte cose da dire sul senatore Salvi. Uno dei pochi laici sulla scena politica italiana. Persona coraggiosa, recente autore tra l'altro con Massimo Villone di un testo di grande attualit&#224; e verit&#224;, &#8220;I costi della Democrazia&#8221;, persona che non ha mai ceduto alle derive centriste del suo partito, ai compromessi degradanti, alle svendite.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non ci sorprende che sia stato coerente anche questa volta. Ci piace pensare che il senatore Salvi abbia letto i nostri commenti qui pubblicati, che gli abbiamo sempre inviato e quello che ancor pi&#249; ci piace &#233; che non abbia avuto alcuna remora nel giudicare il disegno di legge governativo Bindi-Pollastrini per quello che &#233;, non nascondendosi dietro scuse inconsistenti per giustificare l'operato di un governo in difficolt&#224;, che abbia sollevato i paradossi giuridici che il disegno di legge comporta in primo luogo per i suoi aspetti formali, che nel suo ruolo di relatore abbia valutato il disegno di legge da un punto di vista giuridico prima che politico e, come unica conseguenza possibile, lo abbia bocciato, facendo l'unica cosa che una persona responsabile e seria avrebbe fatto: ripartire dai disegni di legge gi&#224; depositati in Parlamento e riconsiderare l'intera questione in una diversa prospettiva. Salvi &#232; una persona con competenze istituzionali profonde, dicevamo. Non abbiamo dubbi che rappresenti la miglior garanzia per un successo non di immagine, ma di sostanza dell'intera operazione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Certo, il suo metodo &#233; rischioso. Significa rimettere in discussione tutto, significa allungare i tempi della discussione parlamentare, significa mettere in conto il rischio che il progetto si areni. Ma siamo assolutamente con lui in questa fase e non sar&#224; lui la persona da biasimare se l'operazione fallir&#224;. Pur attendendo i prossimi passi allo scopo di valutare i contenuti sostanziali della proposta su cui lavorer&#224; e riservandoci ovviamente il diritto di critica, riteniamo questa la direzione giusta. Un riscatto dovuto.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Una considerazione finale. &#201; noto, e non ci stancheremo mai di sostenerlo che, pur riconoscemdo l'importanza del riconoscimento della pluralit&#224; delle forme di famiglia, per quanto riguarda le coppie formate da persone dello stesso sesso la parit&#224; formale e sostanziale non pu&#242; che essere garantita dall'estensione dell'istituto matrimoniale alle stesse e questo ci pare il vero e unico fine ultimo di qualsiasi rivendicazione in tal senso. Dissentiamo dalla posizione del senatore Salvi rispetto al fatto che sia necessario un emendamento dell'articolo 29 della Costituzione per raggiungere tale obiettivo. Il discorso sulle ragioni della nostra considerazione si farebbe lungo, ma ci pareva opportuno almeno farlo notare. Speriamo di avere presto l'occasione di discutere di questo con il senatore.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;span class='spip_document_5 spip_documents' &gt;
&lt;img src='http://www.larosanervosa.net/local/cache-vignettes/L316xH184/Salvi_libro_1-5e720.jpg' width='316' height='184' alt=&quot;Presentazione del libro &quot;La discriminazione per orientamento sessuale&quot; Roma, 24 gennaio 2006&quot; title=&quot;Presentazione del libro &quot;La discriminazione per orientamento sessuale&quot; Roma, 24 gennaio 2006&quot; style='height:184px;width:316px;' class='' /&gt;&lt;/span&gt;
&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt; &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Da sinistra: Franco Grillini, Mirella Sartori, Morena Piccinini, Cesare Salvi, Guglielmo Epifani, Enzo Marzo, Stefano Fabeni, Maria Gigliola Toniollo&lt;/i&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Stefano Fabeni
Maria Gigliola Toniollo
Washington-Roma, 7 marzo 2007
www.larosanervosa.net&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>



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		<title>A pensar male...</title>
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		<dc:creator>Stefano Fabeni e Maria Gigliola Toniollo</dc:creator>

<category domain="http://www.larosanervosa.net/spip.php?rubrique1">La rosa pensosa</category>


		<description>A cosa &#233; servita questa crisi di governo se non a indebolire la sinistra ed a rafforzare il centro moderato, sino a fare del senatore Andreotti, da sempre molto vicino al Vaticano, quasi il protagonista ed il baricentro della politica italiana?

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&lt;a href="http://www.larosanervosa.net/spip.php?rubrique1" rel="directory"&gt;La rosa pensosa&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;La retorica politica fa abbondante uso della sessualit&#224;, sfruttando i luoghi comuni ed alimentando i pregiudizi. L'omofobia, anche estrema, cos&#236; come l'antisemitismo o il razzismo, sono manifestazioni psicopatologiche, ma sono anche strumenti politici efficaci.&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;A pensar male si fa peccato ma si indovina, diceva anni fa l'omofobo Giulio Andreotti. Omofobo e in buona compagnia: Hitler sterminava gli omosessuali nei campi di concentramento; lo stesso faceva Stalin; la Santa Inquisizione li bruciava; i talebani e il regime di Teheran li condannano ancora oggi a morte; Mugabe, presidente-dittatore dello Zimbabwe, li definisce maiali; il senatore McCarthy ne era ossessionato, come con i comunisti; la mafia ritiene un omosessuale non degno di essere uomo d'onore; e la Chiesa cattolica di papa Ratzinger... beh, si sa quale sia la posizione della Chiesa cattolica... Chiss&#224; se la mamma buonanima di Andreotti si preoccuperebbe a sapere che il figlio siede a fianco di Emilio Colombo a Palazzo Madama... No, ormai &#233; stagionato il senatore Andreotti, anche troppo, parrebbe.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;A pensar male, dicevamo... Ma come si pu&#242; d'altra parte non porsi qualche interrogativo se si considera quanto &#233; successo nei giorni scorsi? Un breve riassunto dei fatti. Il governo va in minoranza in Senato in materia di politica estera, in seguito all'intervento in Aula del ministro degli esteri D'Alema. I senatori a vita Andreotti e Pininfarina si astengono dal voto. La sinistra massimalista, con gli ormai celebri senatori Rossi e Turigliatto, viene accusata per la sconfitta. Prodi si dimette. Il senatore Andreotti dichiara di essersi astenuto non per la politica estera del governo, ma per i Dico. La maggioranza si &#8220;ricompatta&#8221; intorno ai dodici diktat di Prodi, da cui spariscono i diritti dei conviventi e ricompare il sostegno alla famiglia, un eloquente capoverso. Il governo fa campagna acquisti nel centro-destra. Il dibattito si sposta ancor pi&#249; sui Dico. Le dichiarazioni sul voto di fiducia sono quasi interamente concentrate sui Dico stessi. Il senatore Andreotti dichiara di non votare contro il governo perch&#233; i Dico sono scomparsi. Lo stesso senatore Andreotti, oltre settanta anni dopo, in una lancinante folgorazione, comprende la ragione per cui la mamma non lo lasciava frequentare il cinema del quartiere quand'era ragazzino. Una vera epifania. Ed intorno alle battute del senatore, degne dei migliori film di Alvaro Vitali e Edwige Fenech, si compatta il fronte omofobo: i teodem con i teocon; la famiglia Mastella in un insolito triangolo con il parrucchiere (gay) della signora; l'onorevole Mara soubrette Garfagna che, improvvisatasi costituzionalista, non potendo provare la sterilit&#224; fisiologica degli omosessuali, forte della sua sterilit&#224; intellettuale ne dichiara la sterilit&#224; costituzionale; l'onorevole Luca Volont&#233; che scopre la psicologia moderna, ma si ferma alle sue origini, ovvero alla seconda met&#224; dell'ottocento; la senatrice Paola Binetti, neuropsichiatra e psicoterapeuta, che la psicologia e la psichiatria dovrebbe conoscerle, ma evidentemente non ha letto il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders negli ultimi 35 anni (o forse intenta alla creazione di un nuovo gruppo, i teo-psycho?); persino Licia Col&#242;, novella &#8220;dottor Dulcamara&#8221;, medico ambulante, che dai consigli di viaggio passa ai consigli di cura per i gay. Dunque, che c'entra tutto ci&#242; con l'Afghanistan, momento d'inizio della crisi e di quanto ne &#233; seguito? A prima vista non &#233; molto chiaro. Anzi, proprio non avrebbe senso. Ci viene un sospetto &#8220;andreottiano&#8221;. A cosa &#233; servita questa crisi di governo se non a indebolire la sinistra ed a rafforzare il centro moderato, sino a fare del senatore Andreotti, da sempre molto vicino al Vaticano, quasi il protagonista ed il baricentro della politica italiana? Abbiamo la sensazione che tutto ci&#242; in realt&#224; non sia accaduto per caso. La questione della politica estera pare il pretesto per una manovra politica pi&#249; ampia finalizzata a rafforzare la parte moderata dell'Unione a scapito della sinistra. D'altra parte se cos&#236; non fosse stato il centro moderato ne sarebbe uscito indebolito in caso di approvazione dei Dico; o forse sull'argomento avrebbe provocato una crisi politica. In altri termini ci pare che la &#8220;crisi a sinistra&#8221; sia stata provocata per evitare pi&#249; tardi una &#8220;crisi a destra&#8221;. Solo cos&#236; si spiega la retorica politica di questi giorni: il governo &#233; caduto sulla politica estera, eppure la politica estera non &#233; stata tema centrale di discussione di queste settimane. Difficile comprendere chi sarebbe il manovratore della crisi: la parte moderata del governo? Lo stesso D'Alema? Il governo d'Oltretevere? Lo capiremo presto, probabilmente prima della fine della legislatura.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Una seconda considerazione sul circo omofobo di questi giorni. Davvero queste persone sono tanto idiote quanto appaiono? Davvero credono in ci&#242; che dicono? Non lo pensiamo, almeno non per tutte. La retorica politica fa abbondante uso della sessualit&#224;, sfruttando i luoghi comuni ed alimentando i pregiudizi. L'omofobia, anche estrema, cos&#236; come l'antisemitismo o il razzismo, sono manifestazioni psicopatologiche, ma sono anche strumenti politici efficaci. Tanto per citare un paio d'esempi dei giorni nostri, Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe, ha costruito sull'omofobia e sulla (etero)sessualit&#224; la nozione di cittadinanza, conferendo e negando diritti civili in base al criterio di &#8220;cittadinanza sessuale&#8221;, pretesto per abusi ben pi&#249; gravi. In Nigeria proprio in questi giorni &#233; in discussione un disegno di legge che, con il pretesto di vietare il matrimonio tra persone dello stesso sesso per &#8220;preservare i valori e le tradizioni della societ&#224; nigeriana&#8221;, criminalizza ogni forma di attivismo e sostegno per i diritti delle persone omosessuali e transessuali, sino a negare la libert&#224; di espressione e d'associazione, persino in privato. La nuova legge &#233; stata redatta in modo tale da poter essere utilizzata come strumento di repressione politica, in base alla quale chiunque potrebbe facilmente venire accusato di omosessualit&#224; e condannato a cinque anni di reclusione. Proprio in questi giorni sta emergendo la natura vera del disegno di legge, fortemente appoggiato dal governo, con il supporto delle comunit&#224; religiose, ma divenuto terreno di scontro tra esecutivo e Senato perch&#233;, se approvata, &#233; ormai chiaro che la futura legge sarebbe utilizzata nell'attuale campagna elettorale. A farne le spese sarebbero anche attivisti per i diritti umani, cittadini e cittadine in base al loro reale o presunto orientamento sessuale, vittime di un clima sociale e politico di caccia alle streghe.
&#201; possibile perci&#242; immaginare che anche la retorica omofoba di questi giorni in Italia, le assurdit&#224; che vengono sentenziate sui Dico, spesso da parte di politici conviventi e divorziati, sia parte di un pi&#249; ampio progetto politico, di un attacco frontale da parte di uno schieramento moderato, che include una parte sospetta del centro-sinistra che non teme di scendere a patti con i poteri forti d'Oltretevere, pur di mantenere il potere.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#201; quasi normale che i Dico divengano pertanto un simbolo, l'ultima linea del fronte laico. E qui sta, a nostro avviso, l'errore strategico di tutti coloro che hanno accettato il compromesso dei Dico pur di &#8220;portare a casa&#8221; qualcosa, errore che va a scapito particolare del movimento LGBT. I Dico facilmente verranno bocciati in Parlamento, soprattutto in questo clima che vede rafforzarsi il fronte contrario. Vista l'aria che tira, pare che servir&#224; pi&#249; che qualche dissidente liberale del centro-destra per fare si che il disegno di legge venga approvato in Senato. In quella che per molti (ma non per noi) &#233; considerata la migliore delle ipotesi, in caso di approvazione dei Dico si sarebbe vinta una battaglia simbolica. Peccato che si tratterebbe di un simbolo senza contenuti, come gi&#224; sappiamo. Ci&#242; di cui non si tiene conto in questo calcolo &#233; del prezzo da pagare. La retorica omofoba particolarmente accentuata in corso potr&#224; anche essere solo retorica politica, una &#8220;guerriglia&#8221; per il potere, ma la ricaduta sociale potrebbe essere tangibile. Non crediamo infatti che il martellamento omofobo di questi giorni faccia bene al Paese, e soprattutto a coloro che ne sono pi&#249; esposti. E se i Dico sono la risposta, non ne siamo rincuorati. Pu&#242; invece purtroppo dormire sonni tranquilli il senatore Andreotti: &#233; ancora lontano il giorno in cui anche l'Italia dovr&#224; &#8220;pagare il vero prezzo&#8221; della modernit&#224;, il giorno in cui il presidente della repubblica italiana si trover&#224; a promulgare la legge che equipara le coppie formate da persone dello stesso sesso ai coniugi, come accaduto alla &#8220;sfortunata&#8221; regina Elisabetta II, ed ad altri reali d'Europa. La sua Italia &#233; ancora ferma con lui all'et&#224; della pietra.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Stefano Fabeni
Maria Gigliola Toniollo
Washington &#8211; Roma, 5 marzo 2007&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>E adesso... Che dire?</title>
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		<dc:date>2007-02-26T09:49:00Z</dc:date>
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		<dc:creator>Stefano Fabeni e Maria Gigliola Toniollo</dc:creator>

<category domain="http://www.larosanervosa.net/spip.php?rubrique1">La rosa pensosa</category>


		<description>In questo momento di mobilitazione per il riconoscimento delle convivenze di fatto si e' perso di vista un obiettivo altrettanto importante e irrinunciabile per una piattaforma di diritti e liberta' della persona: la disciplina antidiscriminatoria. &lt;br /&gt;Di giochi di parole sui DiCo se ne sono fatti troppi: difficile aspettarsi altro, essendo forse proprio l'acronimo la parte piu' creativa dell'intero disegno di legge. &lt;br /&gt;Rimane un pesante interrogativo di fondo che assilla o dovrebbe in qualche modo (...)


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&lt;a href="http://www.larosanervosa.net/spip.php?rubrique1" rel="directory"&gt;La rosa pensosa&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;In questo momento di mobilitazione per il riconoscimento delle convivenze di fatto si e' perso di vista un obiettivo altrettanto importante e irrinunciabile per una piattaforma di diritti e liberta' della persona: la disciplina antidiscriminatoria.&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Di giochi di parole sui DiCo se ne sono fatti troppi: difficile aspettarsi altro, essendo forse proprio l'acronimo la parte piu' creativa dell'intero disegno di legge.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Rimane un pesante interrogativo di fondo che assilla o dovrebbe in qualche modo assillare giuristi, attivisti e politici e chi per anni si e' dedicato a tante battaglie per i diritti civili: che fare adesso? Abbiamo affermato in precedenza che &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;questa non e' la &#8220;nostra legge&#8221;&lt;/strong&gt; e che riteniamo ormai compromessa in modo irreparabile ogni possibilita' di negoziazione sul testo che e' stato votato in Consiglio dei Ministri.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Certo, c'e' chi spera ancora nella possibilita' di miglioramenti: ma, pur volendo darsi alla fanta-politica, qualunque miglioria non sarebbe in grado di soddisfare nemmeno i requisiti minimi per considerare questa una legge che risponda alle esigenze dei suoi destinatari e di un Paese civile. Non ci soffermeremo sulle lacune sostanziali e formali in base alle quali riteniamo che questa legge non ci appartenga, rimandando chi vuole alle osservazioni che abbiamo gia' diffuso: vogliamo tuttavia rilevare, nuovamente, che questa legge rischia di essere inutile e assai problematica per le coppie more uxorio di persone di sesso opposto, che sicuramente potrebbero vedersi riconosciuto un legame leggero, ma tanto leggero da non vederne benefici, non risolve la questione delle convivenze non affettive, poiche' due amici potrebbero godere dei benefici previsti, ma non due parenti o piu' persone conviventi, ne' tanto meno garantirebbe le coppie formate da persone dello stesso sesso, i cui diritti, al solito, non solo non sono riconosciuti, ma sono inesistenti, calpestati, negati e invisibili.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E per chi ancora volesse ostinarsi nella fede a emendamenti migliorativi, vogliamo attirare l'attenzione su un piccolo episodio apparentemente marginale: dopo mesi e mesi di dibattiti e un significativo &#8220;fenomeno di erosione&#8221; di quanto originariamente previsto dal disegno di legge in materia di Pacs, ecco la strana metamorfosi dell'articolo 4. Nella versione della mattinata precedente la riunione del Consiglio dei Ministri, tale disposizione riconosceva il diritto di accesso alle strutture ospedaliere e di assistenza per fini di visita e assistenza in capo al convivente; la versione licenziata nel pomeriggio risultava invece indebolita, delegando, come noto, alle strutture stesse la disciplina delle modalita' di accesso. Dubitiamo che i ministri abbiano speso il loro tempo a discutere di possibili cavilli amministrativi tali da far propendere per la seconda versione, mentre ci pare piu' una decisione politica, un ulteriore indebolimento, quasi l'introduzione di una oscura forma di obiezione di coscienza esito di una poco misteriosa trattativa in extremis.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Alcuni interrogativi oggi pesano come macigni: se gia' il processo di elaborazione della legge e' stato cosi' sofferto e controverso, che succedera' in Parlamento e in particolare in Senato? Come e' possibile immaginare che ci saranno i voti per garantire emendamenti migliorativi? Al contrario, considerando che la maggioranza di centro-sinistra, se ne esistera' una, ha un vantaggio di soli quattro voti al Senato e i tre senatori appartenenti all'Udeur, nonche' il senatore indipendente eletto nella circoscrizione dell'America Latina, hanno gia' dichiarato che voteranno con l'opposizione, pare piu' probabile che il ddl verra' rigettato, se non ulteriormente, se possibile, assai peggiorato. Tutto cio' senza tenere conto delle posizioni palesi di tre senatori a vita, Andreotti, Colombo e Cossiga e di alcuni senatori della Margherita: vogliamo per caso immaginare che la senatrice Binetti si allentera' il cilicio, abdichera' alla propria coscienza e soprattutto alle consegne del Cardinale Ruini? Crediamo che le drammatiche giornate politiche di questi giorni siano emblematiche di quelle che saranno le prospettive del disegno di legge.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Che dire poi del fatto che nei dodici punti che Prodi ha posto come condizioni per un secondo incarico di governo non solo il riconoscimento delle convivenze di fatto sono sparite, ma le politiche per la famiglia diventano uno dei punti cardine (per grazia di Sua Eminenza)? Non si venga a dirci che non sono stati inclusi in quanto si tratterebbe di materia parlamentare perche', fino a prova contraria, tutti i punti del nuovo &quot;programma Prodi&quot; presuppongono un passaggio parlamentare: d'altra parte la recente crisi di governo non e' conseguenza di una sconfitta in Parlamento? Siamo onesti: semplicemente nella questua di consensi cattolici, nella previsione di un governo sempre piu' vicino al Vaticano, anche la nullita' che i DiCo rappresentano risulta scomoda, e si e' semplicemente deciso di escluderli dal programma governativo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Che dire, allora?&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non tutto il male vien per nuocere. A questo punto, tutto sommato, &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;la fine prematura del nuovo mostro giuridico sarebbe forse il male minore&lt;/strong&gt;. Soltanto in questo caso, forti delle contraddizioni e della debolezza della politica e, in particolare, per quanto ci riguarda, del centro-sinistra, sempre piu' certi dell'illegittima ingerenza politica del Vaticano negli affari dello Stato italiano cui corrispondono i reiterati attacchi di libido serviendi dei nostri eletti, non resta che riaprire una &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;nuova stagione di battaglia per i diritti civili&lt;/strong&gt; con rivendicazioni nuove (si fa per dire), precise e forti: un &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;legame piu' leggero per le coppie more uxorio indipendentemente dal sesso delle parti&lt;/strong&gt;, quale potrebbe essere il Pacs, non certamente il DiCo e, a monte, l'&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;estensione dell'istituto del contratto matrimoniale alle coppie formate da persone dello stesso sesso&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;In questo caso la societa' civile, non solo la comunita' LGBT, dovra' essere pronta a molti altri anni di battaglie nella consapevolezza di non poter abdicare in nessun modo alla piena rivendicazione dei propri diritti. Se, al contrario, si continuera' a cercare una mediazione con risultati largamente sotto alla mediocrita', ogni passo successivo sara' soffocato dal compromesso, sara' sempre una sconfitta e ogni richiesta per andare avanti sara' sbarrata da un censorio e patetico &#8220;Abbiamo gia' dato&#8221;: nessuno si sentira' impegnato ad affrontare nuovamente la lunga processione cantante dei non possumus episcopali.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Nell'affermare un'esigenza di ricominciare, siamo assolutamente consapevoli che l'eguaglianza e la parita' di diritti non si conseguono in una settimana, in un mese, in un anno, ma questa prospettiva potrebbe essere persino di gran beneficio per la crescita laica del paese.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;C'e' dell'altro. In questo momento di mobilitazione per il riconoscimento delle convivenze di fatto si e' perso di vista un obiettivo altrettanto importante e irrinunciabile per una piattaforma di diritti e liberta' della persona: &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;la disciplina antidiscriminatoria&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sono trascorsi cinque anni da quando, il 15 maggio 2002, nel corso della XIV Legislatura, Franco Grillini introduceva alla Camera dei Deputati la proposta di legge n. 2755 &#8220;Norme contro le discriminazioni motivate dall'orientamento sessuale&#8221;. Un disegno di legge nel quale, alla firma di Grillini, si succedevano ben 180 nomi di deputati che lo avevano sottoscritto, molti dei quali oggi sono, a diverso titolo, membri del governo. Sono inoltre trascorsi quasi quattro anni da quando, il 9 luglio 2003, per mezzo di decreto legislativo, l'allora governo di centro-destra attuava la direttiva 2000/78/CE per la parit&#224; di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro, intorno alla quale si erano mobilitati la CGIL, giuristi, parlamentari del centro-sinistra, associazioni LGBT, allo scopo di garantire che l'introduzione di una norma che, per la prima volta nel paese, vietava la discriminazione fondata sull'orientamento sessuale, fosse soddisfacente e conforme alla legge comunitaria. Il risultato fu deludente sotto molti aspetti, secondo un parere unanime. Gia' il 16 ottobre 2003, poco dopo l'entrata in vigore del decreto 216, Titti De Simone introduceva la proposta di legge n. 4389 di modifica, ma tutto finiva li'.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Much ado about nothing&lt;/i&gt;, molto rumore per nulla.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Certo, si sapeva che con un governo di centro-destra e un ampio scarto di maggioranza in Parlamento non ci sarebbero state speranze, neanche per un procedimento di infrazione innanzi alla Corte di Giustizia delle Comunita' Europee che, quand'anche considerato dalla Commissione, non avrebbe visto la luce entro la fine della legislatura.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E adesso? Nulla si e' mosso.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Forse pochi si sono accorti che nell'attuale Legislatura, l'11 maggio 2006 e' stata presentata la &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;proposta di legge n. 654 &#8220;Norme contro le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale o sull'identit&#224; di genere&#8221;&lt;/strong&gt; che vede nuovamente Grillini come primo firmatario. E' una proposta ampia e articolata, molto simile alle leggi introdotte in numerosi paesi europei, che oltre a reprimere i crimini d'odio motivati da orientamento sessuale e da identita' di genere, a introdurre specifiche disposizioni a tutela delle persone omosessuali e transgender, garantisce il medesimo livello di protezione contro la discriminazione basata sulla razza, sull'origine etnica, sulla religione, sulle convinzioni personali, sull'handicap, sull'et&#224;, sul sesso, sull'orientamento sessuale e sull'identit&#224; di genere, istituendo una Autorita' per la lotta alle discriminazioni, sul modello di una Autorita' garante e sul modello di Organismi di Parita' introdotti ormai in oltre venti Paesi dell'Unione Europea. Si tratta, in altri termini, di una proposta che attua in modo completo le direttive 2000/78/CE e 2000/43/CE, che eleva gli standard di protezione dalla discriminazione nei termini in cui la stessa Unione Europea si sta avviando, in altre parole nel senso di superare l'impasse di norme antidiscriminatorie eterogenee a seconda dei gruppi a rischio. Si tratta della disciplina antidiscriminatoria che sintetizza in modo organico le proposte di legge presentate nel corso degli anni e delle legislature. Questa volta alla firma di Grillini seguono soltanto 49 firme. La proposta di legge e' stata assegnata alla Commissione Affari costituzionali il 19 settembre 2006, ma il suo iter non e' mai iniziato.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Curioso infine notare invece che il 25 gennaio 2007 e' stata presentata la proposta di legge n. 2169 d'iniziativa governativa e precisamente dei ministri Pollastrini, Mastella e Bindi, dal titolo sibillino &#8220;Misure di sensibilizzazione e prevenzione, nonch&#233; repressione dei delitti contro la persona e nell'ambito della famiglia, per l'orientamento sessuale, l'identit&#224; di genere ed ogni altra causa di discriminazione&#8221; che, in una zuppa di norme contro la violenza alle donne, la violenza domestica, i provvedimenti per la famiglia, la pedofilia, la pedopornografia, reprime i crimini d'odio motivati da orientamento sessuale e da identita' di genere. Inutile persino discuterne: se si vogliono introdurre misure antidiscriminatorie adeguate occorre cambiare prospettiva, occorre rivolgersi altrove. &lt;i class=&quot;spip&quot;&gt;Sorry, wrong number&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Che fare dunque nell'immediato? Non abbiamo dubbi. &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;La proposta di legge n. 654 deve essere approvata al piu' presto in questa legislatura e per tale ragione deve quindi essere calendarizzata&lt;/strong&gt;. Porta con se' un patrimonio irrinunciabile, e' il frutto di cinque anni di rivendicazioni del centro-sinistra quando si trovava all'opposizione, trova d'accordo il sindacato, i giuristi, le associazioni, e' il prodotto di un processo di sintesi delle leggi antidiscriminatorie sostenute dai partiti del centro-sinistra e, sottolineiamo, da numerosi membri dell'attuale governo, negli ultimi anni. Tiene conto delle richieste dei parlamentari di centro-sinistra durante il processo di attuazione della direttiva 2000/78/CE, di cui costituisce un'adeguata trasposizione nel nostro ordinamento, si fonda su di un lavoro di studio accademico seguito all'insoddisfacente attuazione della stessa.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Sulla proposta di legge antidiscriminatoria non ci sono scuse: il divieto di discriminazione, i crimini d'odio, l'attuazione delle direttive comunitarie non necessitano di compromessi politici, discussioni, punti programmatici&lt;/strong&gt;. Basta legiferare.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un suggerimento al governo che verra': per governare bisogna essere in grado di &#8220;fare&#8221; cio' che si e' in grado di &#8220;reclamare&#8221; quando si e' all'opposizione. &lt;strong class=&quot;spip&quot;&gt;Se l'attuale maggioranza parlamentare non avra' la forza politica e la coerenza etica di approvare la norma antidiscriminatoria esattamente nei termini in cui si propone, dimostrera' di mancare di dignita', dimostrera' di non essere maggioranza di governo&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Stefano Fabeni
Maria Gigliola Toniollo
Washington/Roma, 23 febbraio 2007&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Riconosciuti, s&#236;... pagando</title>
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		<dc:date>2007-02-22T15:53:54Z</dc:date>
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		<dc:creator>Daniela Mantovani</dc:creator>

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		<description>I Di.Co sono la proposta di un sistema punitivo destinato a peggiorare le condizioni concrete di vita delle coppie omosessuali.

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 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;La nuda realt&#224; &#232; che questa proposta di legge non &#232; il &#8220;poco, ma sempre meglio del niente attuale&#8221; che molti ci vogliono far credere; i Di.Co rischiano, se approvati, di riuscire in un'impresa che neppure si poteva immaginare: togliere diritti a chi gi&#224; non ne aveva.&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Leggendo i giornali di pi&#249; ampia diffusione, inclusi quelli della sinistra, si trae la chiara sensazione di un evento -la nascita dei DICO- che, seppur con molti limiti, sta segnando un primo timido passo verso la creazione di un sistema di diritti che includa anche gruppi di persone fino ad ora esclusi da ogni forma di protezione sociale. Tant'&#232; che anche all'interno del movimento GLBT vi &#232; una componente che punta, pur lamentando la troppa &#8220;prudenza&#8221; della legge, ad una approvazione della proposta, possibilmente migliorata (non si capisce da chi, visto che la proposta &#232; stata firmata da tutti i partiti della maggioranza). Mi permetto perci&#242; di intervenire nel dibattito come economista esperta di sistemi di protezione sociale; una esperienza che mi permette di analizzare le conseguenze di una eventuale introduzione dei DICO nel nostro sistema da un punto di vista non comune, che credo possa fornire a tutti materiale per un dibattito pi&#249; meditato ed articolato.
La nuda realt&#224; &#232; che questa proposta di legge non &#232; il &#8220;poco, ma sempre meglio del niente attuale&#8221; che molti ci vogliono far credere; I DICO rischiano, se approvati, di riuscire in un'impresa che neppure si poteva immaginare: togliere diritti a chi gi&#224; non ne aveva. I DICO sono la proposta di un sistema punitivo destinato a peggiorare le condizioni concrete di vita delle coppie omosessuali. Infatti, per ora, i membri di una coppia di fatto, ai fini del sistema di protezione sociale, sono trattati esattamente come i single, mentre i diritti alle erogazioni di protezione sociale dei membri di un DICO saranno minori di quelle spettanti ai single.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;I DICO non sono una cattiva legge, bens&#236; una legge cattiva. Lascio ai giuristi la discussione delle parti gi&#224; tanto controverse sul riconoscimento formale delle coppie, sulla regolamentazione delle visite negli ospedali e sulla successione nel contratto di affitto, per concentrarmi su altre parti della proposta che possono perfino apparire, ad un'analisi molto frettolosa, delle mezze conquiste. Mi riferisco proprio alle parti che regolamentano la successione (che comporta qualche concessione al riconoscimento di diritti successori molto limitati, dopo almeno 9 anni di DICO, vale a dire non prima del 2017 &#8211; una concessione alla possibilit&#224; di ripensamento del legislatore?) e, soprattutto, alla pensione ai superstiti; in questo caso l'unica cosa decisa &#232; il limite massimo ai diritti acquisibili dalle coppie DICO, molto inferiore a quello attualmente concesso ai coniugi, non sono invece definiti limiti minimi al di sotto dei quali i diritti previdenziali dei membri di un DICO non possono andare. In altre parole non sono previsti interventi di protezione sociale aggiuntivi rispetto alla situazione in essere. Nessuno dei trasferimenti di protezione sociale previste per i coniugi (assegni familiari e al nucleo familiare, licenza matrimoniale, assenze dal lavoro per assistere il coniuge malato ...) e nessuna detrazione d'imposta per carichi familiari &#232; stata estesa ai membri di un DICO. Basta per&#242; inserire la proposta di legge nel contesto di protezione sociale italiano per capire che i DICO non sono solo una collezione di dichiarazioni cattive ed offensive contro le persone omosessuali, ma sono anche uno strumento per ridurre la quota di spesa sociale che le persone omosessuali oggi ricevono. L'ironia sta proprio nel meccanismo pratico che permetter&#224; di ridurre i trasferimenti e i servizi a cui ora possono accedere alcune persone omosessuali: l'appartenenza allo stesso nucleo anagrafico, condizione necessaria per essere membro di un DICO. Per capire il funzionamento del meccanismo che voglio descrivere basta immaginare che le persone omosessuali abbiano, come tutti, dei percorsi di vita articolati e complessi. Mettiamo che la nostra persona omosessuale abbia anche altre caratteristiche che gli/le permettono di accedere ad un qualche servizio sociale. Ad esempio, sia la madre di un bambino che va all'asilo nido, o sia un anziano malato e bisognoso di assistenza di lunga durata. Questo tipo di servizi viene erogato o finanziato dai comuni e il contributo chiesto alla famiglia dipende dal reddito della famiglia del soggetto coinvolto (&#8220;prova dei mezzi&#8221;). Il calcolo della retta avviene secondo un meccanismo piuttosto complicato, chiamato ISEE, che tiene in considerazione la numerosit&#224; famigliare, il reddito e la ricchezza di tutti i membri della famiglia. Questo &#232; il trucco: la famiglia considerata ai fini del calcolo dell'ISEE &#232; la famiglia anagrafica. Se quindi la nostra signora, madre di beb&#232;, si unir&#224; (firmer&#224;? stipuler&#224;? raccomander&#224;?) anagraficamente in un DICO, il reddito dell'altro membro del DICO verr&#224; considerato ai fini dell'ISEE (da subito) e quindi la retta da pagare all'asilo nido aumenter&#224;, da subito. &#8220;Naturalmente&#8221;, la compagna della nostra signora che deve contribuire al mantenimento e alla cura del beb&#232;, non ha con quest'ultimo/a alcun legame riconosciuto, neppure nel caso di morte della madre naturale: niente eredit&#224;, niente reversibilit&#224;, perfino beb&#232; adottabile da estranei, purch&#233; eterosessuali e sposati. Lo stesso discorso, ovviamente, si applica al caso del signore anziano e malato, se unito con DICO ad un partner, questi avr&#224; l'obbligo di assistenza economica e materiale e perci&#242; dovr&#224; pagare la retta (maggiorata) per l'assistenza domiciliare o della casa di cura cattolica. Magari senza poter neanche visitare il compagno perch&#232;, come la legge permetter&#224;, il regolamento della casa di cura autorizza le visite solo per figli e coniuge.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ogni occasione ha la sua famiglia. A ben vedere si tratta di un meccanismo molto semplice: c'&#232; una definizione di famiglia quando si deve dare e un'altra quando si deve prendere (chi l'ha detto che adesso la famiglia &#232; una sola?). L'idea geniale sta proprio nel definire famiglia le coppie omosessuali solo quando le si deve far pagare. E' molto difficile credere che questo meccanismo sia sfuggito agli estensori del progetto di legge, se non altro perch&#232; L'ISEE &#232; stata introdotta dal precedente governo di centro sinistra, di cui la Bindi faceva parte.
A dire la verit&#224;, il meccanismo che ho appena descritto &#232; un vecchio trucco, conosciuto da tempo, di fatto incluso nell'armamentario di quasi tutti i sistemi di sicurezza sociale. Esempi sono il Regno Unito dove le coppie di fatto (di fatto proprio, non unite civilmente) non possono accedere ai trasferimenti previsti per i coniugi, ma vedono i loro redditi sommati per il controllo dei mezzi ai fini dell'accesso all'assistenza sociale. Oppure in Francia, dove i partner informali non accedono certo al quoziente famigliare, ma gli assistenti sociali vengono spediti senza remore ad annusare le lenzuola dei conviventi per appurare l'esatta natura dei loro rapporti, si sa mai che si possano mantenere reciprocamente cos&#236; da risparmiare sull'erogazione del reddito minimo d'inserimento, in caso di indigenza di uno dei due. La differenza rispetto al nostro paese &#232; che mentre negli altri paesi ci si pu&#242; sottrarre alla discriminazione sposandosi o unendosi civilmente, da noi l'unione nei DICO sarebbe proprio il mezzo attraverso il quale il meccanismo discriminatorio agisce. La condizione prospettata per le coppie omosessuali sarebbe un po' come quella degli ebrei nell'Europa medievale: il diritto di esistere, pagato con tasse salate versate ai cristiani, vivendo marchiati con la stella di David sui vestiti e chiusi in un ghetto (o, almeno, con un certificato anagrafico che indica una cittadinanza di serie B); se capita l'occasione, con i bambini sottratti per essere educati in un ambiente pi&#249; consono ai bisogni del loro spirito. Non si tratta di un evento senza precedenti, i pionieri dei diritti delle persone omosessuali sono spesso caduti in questo tranello, negli anni ottanta. Chi si occupa di politiche sociali sa benissimo che nella babele delle norme e politiche in atto si producono interazioni di ogni genere, con effetti non sempre ovvi (ma in questo caso lo sono). Per questo la valutazione degli effetti di una politica si fa misurando la variazione delle imposte versate, dei trasferimenti ricevuti e dei servizi fruiti seguendo i concreti percorsi di vita delle persone, non certo sulla base di affermazioni di principio e dichiarazioni di &#8220;civilt&#224;&#8221; autocertificate dagli estensori di una legge. Ho troppa stima per la competenza dei ministri e dei politici del centro-sinistra che si occupano di sicurezza sociale per pensare che conoscano cos&#236; male i ferri del mestiere da essere scivolati su una buccia di banana. Questa proposta di legge non ha certo lo scopo di migliorare le condizioni di vita degli omosessuali. Credo quindi che i nostri politici ci debbano almeno una spiegazione -seria per&#242;, stavolta- sul perch&#232; hanno deciso di portarla avanti.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Daniela Mantovani
Ricercatrice presso il Dipartimento di Economia Politica
Universit&#224; di Modena e Reggio Emilia&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>&#8222;DICO&#8220; Vobis Gaudium Magnum...</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Stefano Fabeni e Maria Gigliola Toniollo</dc:creator>

<category domain="http://www.larosanervosa.net/spip.php?rubrique2">La rosa furiosa</category>


		<description>Arriva in Parlamento la legge di Ruini sulle Unioni Civili

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&lt;a href="http://www.larosanervosa.net/spip.php?rubrique2" rel="directory"&gt;La rosa furiosa&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;Il ministro Amato sfida chiunque a dimostrargli che il disegno di legge governativo appena approvato e' peggiore della legge francese sui Pacs? Prego, ministro, si accomodi.
Dunque, da dove iniziare? L'ambiguita' e' spesso frutto dell'ipocrisia...&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il ministro Amato sfida chiunque a dimostrargli che il disegno di legge governativo appena approvato e' peggiore della legge francese sui Pacs? Prego, ministro, si accomodi.
Dunque, da dove iniziare? L'ambiguita' e' spesso frutto dell'ipocrisia. La legge francese era ambigua perche' nasceva da una ipocrisia di fondo, in altre parole dall'intento di disciplinare rapporti affettivi con un istituto contrattuale che era stato costruito per disciplinare rapporti patrimoniali: ben presto la giurisprudenza si e' trovata in difficolta', e nell'incertezza, piu' e piu' volte ha scelto di estendere ai conviventi &#8220;pacsati&#8221; le norme che regolano il matrimonio.
In primo luogo la proposta di legge italiana ha rifiutato in modo sistematico il ricorso alla previsione di un istituto o di un meccanismo di registrazione. Non soltanto: si e' respinta anche l'ipotesi del ricorso a una dichiarazione nella forma dell'atto pubblico, quand'anche tramite una sterile procedura notarile o innanzi all'ufficiale di stato civile. Nonostante quanto sostenuto, o meglio negato dalla Ministra Bonino, questa e' la prima dimostrazione che si tratta proprio della legge di Ruini. Certamente non quella di Zapatero, su questo ci troviamo d'accordo. E neppure quella di Aznar o di Sarkozy. Questa e' la legge di Ruini.
I conviventi, al senso della proposta, sono due persone maggiorenni unite da reciproci vincoli affettivi che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarieta' morale e materiale. Gli altri requisiti stabiliti dall'articolo 2 chiariscono che tali vincoli affettivi sono di natura non familiare. In altri termini, tali vincoli sono quelli derivanti da un legame sentimentale o da un rapporto di amicizia, parrebbe di capire (anche dalle parole dei ministri che con tanta insistenza hanno voluto porre l'accento sulla possibilita' per due anziani che convivono di usufruire per mutua assistenza delle previsioni del ddl in oggetto... sempre che vivano abbastanza). Ed allora: siamo certi che sia ragionevole riconoscere diritti che comportano un onere per lo stato ad una coppia (o meglio un paio, visto che la parola coppia pare un tabu' legislativo) di conviventi legati da un rapporto di amicizia, o ai due anziani che piace tanto citare? Si tratta di situazioni equiparabili a quelle di due persone che non possano sposarsi o che in ogni caso scelgano un progetto di vita comune? La risposta ci pare scontata. Per non dare disturbo all'episcopato italiano si e' evitato, per l'appunto, di ricorrere a qualsiasi meccanismo di riconoscimento pubblico. E qui iniziano le ambiguita' paradossali. Si e' fatto ricorso al dpr. 30 maggio 1989, n. 223, che da vent'anni stabiliva una asettica annotazione della convivenza anagrafica. Non soltanto. Per evitare che la dichiarazione congiunta all'ufficio anagrafe (non all'ufficiale di stato civile, si noti) avesse la parvenza di una &#8220;celebrazione&#8221; (e poi questa non sarebbe la legge di Ruini?) si e' preferito consentire una dichiarazione unilaterale, comunicata al convivente tramite lettera raccomandata. L'invio di una lettera raccomandata alla persona cui si e' legati da vincoli affettivi e, soprattutto, con cui si convive non pare prova di grande sintonia e affetto. Sorge dunque una domanda spontanea. Come fare a dimostrare l'esistenza del vincolo affettivo, che, tra l'altro, pare non dovere essere necessariamente di natura sentimentale? Non esiste una risposta a questa domanda. Il principio della certezza del diritto si arena. L'impasse e' rilevante per una legge dello stato che riconosce diritti, seppure azzoppati, opponibili ai terzi e oneri per l'autorita' pubblica. La soluzione e' invece sbrigativa: si fa ricorso alle sanzioni penali. Ma come si puo' dimostrare l'intento fraudolento nell'ambito di una convivenza cosi' come definita dal ddl, ossia in cui uno dei cui criteri e' l'esistenza di vincoli affettivi di natura imprecisata? Una convivenza per lo piu' comunicata anche soltanto da una delle parti e annotata secondo una procedura standard? Dall'ambiguita' pare passarsi all'arbitrio puro, all'assurdo, in cui la soluzione sbrigativa trovata dal genio legislativo e', per l'appunto, la delega al tribunale penale.
Abbiamo ancora dubbi che questo ddl sia peggiore della legge francese sui pacs? Verifichiamone gli aspetti sostanziali.
Molto si e' detto sul diritto di visita al convivente malato. Una questione di umanita', si e' ripetuto. E' sorprendente percio' leggere all'articolo 4 del ddl che l'ipocrisia del legislatore si spinge a tal punto da non riconoscere espressamente tale diritto, ma a delegare alle strutture ospedaliere e di assistenza pubbliche e private &#8220;la disciplina di accesso del convivente per fini di visita e di assistenza&#8221;. E' forse per timore di recare pubblico scandalo nelle strutture ospedaliere gestite da religiosi? Il dubbio sorge spontaneo, altrimenti davvero non v'e' altra spiegazione ragionevole. Parrebbe un altro fioretto al cardinal Ruini.
Altrettanto sorprendente e' leggere all'articolo 5 che decisioni in materia di salute in caso di incapacita' e in caso di morte possono essere assunte dal convivente solo mediante atto scritto e autografo, o con processo verbale alla presenza di tre testimoni. Pensavamo che almeno fino a quel punto ci fossimo gia' giunti. O forse il senso della norma e' la certezza dell'eliminazione dell'imbarazzo dell'atto pubblico notarile per evitare il pubblico scandalo. Insomma, neanche le decisioni in materia di salute e in caso di morte sono automaticamente riconosciute dalla legge al convivente.
In materia di assegnazione di alloggi di edilizia pubblica, il ddl delega alle regioni, non introducendo nulla di rivoluzionario, poich&#233; gia' numerose regioni &#8220;tengono conto&#8221; della convivenza more uxorio.
Ancor meno rivoluzionario, anzi, involutivo diremmo, e' l'articolo 8 in materia di successioni nel contratto di locazione. Il legislatore stabilisce al comma 1 un principio che il giudice costituzionale aveva stabilito vent'anni prima, quando con sentenza 7 aprile 1988, n. 404 la Consulta aveva dichiarato l'illegittimit&#224; costituzionale dell'art. 6, l. 392/78 laddove non prevedesse la possibilita' per il convivente more uxorio del conduttore defunto a succedergli nel contratto di locazione. Ma per prudenza, il nuovo ddl stabilisce un termine di durata di almeno tre anni.
Stessa situazione paradossale e' delineata dall'articolo 9 riguardo le agevolazioni in materia di lavoro in relazione alla residenza comune: laddove infatti alcuni contratti collettivi di lavoro gia' stabilivano l'equiparazione delle coppie more uxorio ai coniugi, il ddl prevede un termine di durata triennale che risultera' peggiorativo proprio per quei contratti che non prevedevano alcun termine.
Si tocca il fondo con quelli che dovevano essere due punti cardini di questa disciplina. La spinosa questione del riconoscimento di diritti previdenziali e pensionistici viene miseramente rinviata a data e modalita' da definirsi (l'unica certezza e' che non ci sara' equiparazione tra conviventi e coniugi). Nulla di fatto. In materia di diritti di successione, non solo si prevede un termine di durata di nove anni (pare si sia optato per l'offerta promozionale, un numero ad una cifra anziche' un numero a due) abbastanza ironico ed anacronistico se si considerano le statistiche sulle separazioni e i divorzi (ma forse il legislatore pone particolare fiducia nelle convivenze): il convivente subisce un trattamento di sfavore rispetto al coniuge sia per quanto riguarda l'aliquota fiscale, sia per i termini della successione legittima, allorche' si stabilisce un concorso nella successione legittima con fratelli o sorelle, o con parenti entro il terzo grado in linea collaterale. In altri termini, il testamento rimane, nonostante la legge, il sistema piu' sicuro per l'esecuzione delle volonta' del de cuius.
Se poi risulta sibillina, e probabilmente di significato quasi nullo, la norma in materia di permessi di soggiorno, completamente assenti sono i diritti fiscali, di assistenza penitenziaria e sanitaria.
Come la legge francese sul pacs, anche il ddl italiano prevede la cessazione di tutti (o quasi, fatti salvi, parrebbe, gli obblighi alimentari, che tuttavia intervengono a convivenza gia' terminata e a determinate condizioni) i diritti e le agevolazioni nel caso in cui uno dei conviventi contragga matrimonio. Ad eccezione di questa situazione, la cessazione della convivenza non viene neppur presa in considerazione. In altri termini, parrebbe che la scelta, quand'anche non comunicata all'altra parte, di contrarre matrimonio, porrebbe fine in modo automatico agli effetti della convivenza. Qualche considerazione finale. Ci spieghino i signori ministri come definire questo ddl, se non ambiguo, ipocrita, insensibile, incoerente, inutile e tecnicamente mal fatto. Se c'erano dubbi sulle pressioni del Vaticano, questo ddl offre una certezza: ci troviamo chiaramente di fronte alla seconda legge clericale ed ideologica dello stato italiano, dopo la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita. Una legge tanto manipolata da vescovi, cardinali e sudditi al punto dall'essere, per l'appunto, incoerente, ambigua e mal scritta, con il solo proposito di non urtare troppo le gerarchie ecclesiastiche. Una legge quasi offensiva ed umiliante per le coppie more uxorio. Non un testo leggero, ma tanto inopportuno da essere ingombrante.
Se poi si considera che questa lunga battaglia per i diritti civili e' stata voluta e portata avanti dal movimento gay, lesbico, bisessuale e transgender, la vittoria del Vaticano appare ancor piu' lampante. Tra le voci dell'Oltretevere e della destra che rifiutavano qualsiasi ipotesi di &#8220;simil-matrimonio&#8221; e quella del Parlamento europeo che da 13 anni chiede l'estensione del matrimonio per le coppie formate da persone dello stesso sesso o la previsione di un istituto equivalente, il governo di centro-sinistra ha ascoltato le prime.
Non solo per tali coppie questo ddl non e' efficace in termini di riconoscimento di diritti civili, ma e' discriminatorio, sia da un punto di vista formale che sostanziale. E si badi che l'omofobia e' pericolosa sia quando e' palese, sia quando e' strisciante, quando assume le forme di benefico trattamento differenziato. In questi casi, in quanto subdola, e' ancor piu' pericolosa. L'Italia rimane ai margini dell'Europa. Ed a questo proposito consiglieremmo ai membri del governo italiano di visitare con piu' assiduita' i colleghi dell'America Latina, in quanto i progressi di Paesi come Argentina, Brasile, Messico, Uruguay e Colombia in materia di riconoscimento dei diritti delle coppie formate da persone dello stesso sesso appaiono invidiabili dalla prospettiva di chi si trova arenato nel XIX secolo.
A chi da oggi iniziera' a guardare al &#8220;bicchiere mezzo pieno&#8221;, facendo notare come questo sia un punto di partenza, un breccia nel muro, un passo avanti, chiederemmo soltanto di riflettere sulla natura del dibattito politico nei mesi scorsi, a destra come a sinistra, di considerare le reazioni della Chiesa, di confrontare il testo del ddl in discussione e tutte le proposte depositate in Parlamento, dalla proposta iniziale sul Pacs, che gia' veniva definita la &#8220;mediazione della mediazione oltre la quale c'e' la rinuncia&#8221;, di pensare che la legge dovra' ancora affrontare l'iter parlamentare, dove ad attenderla ci sara' anche il centrodestra che su questi temi mostra, ahi noi, una coerenza e compattezza molto piu' forte. Se questo e' l'inizio, ci pare l'inizio della fine. Ci viene piu' facile credere a Babbo Natale che alle prospettive di futuri avanzamenti. Scusateci, ma... non possumus.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Stefano Fabeni
Maria Gigliola Toniollo
Washington/Roma, 9 febbraio 2007
www.larosanervosa.net&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Dal Pacs alle unioni di fatto: la soluzione vaticana</title>
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<category domain="http://www.larosanervosa.net/spip.php?rubrique1">La rosa pensosa</category>


		<description>Dapprima poteva apparire soltanto una questione nominalistica, anche se l'insieme del testo lasciava trasparire ben altro. Ora le scelte operate dall'Unione appaiono in tutta la loro chiarezza. &lt;br /&gt;Dal pacs alle unioni civili, dalle unioni civili al &#8220;riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facolt&#224; delle unioni di fatto&#8221;. Dapprima poteva apparire soltanto una questione nominalistica, anche se l'insieme del testo lasciava trasparire ben altro. Ora le scelte operate dall'Unione appaiono in (...)


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;Dapprima poteva apparire soltanto una questione nominalistica, anche se l'insieme del testo lasciava trasparire ben altro. Ora le scelte operate dall'Unione appaiono in tutta la loro chiarezza.&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dal pacs alle unioni civili, dalle unioni civili al &#8220;riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facolt&#224; delle unioni di fatto&#8221;. Dapprima poteva apparire soltanto una questione nominalistica, anche se l'insieme del testo lasciava trasparire ben altro. Ora le scelte operate dall'Unione appaiono in tutta la loro chiarezza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ricordiamo ancora una volta le parole di Franco Grillini, che aveva definito il pacs &#8220;la mediazione della mediazione, oltre la quale v'&#232; la rinuncia&#8221;. Ebbene, siamo ora in presenza della mediazione della mediazione della mediazione della mediazione. Non pi&#249; la soluzione scandinava, o la soluzione francese, ma piuttosto, parrebbe, la soluzione vaticana al problema.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La proposta dell'Unione potr&#224;, forse, avere qualche rilievo per le coppie formate da persone di sesso diverso che non intendono sposarsi, anche se, come vedremo oltre, la formulazione del testo licenziato dal tavolo dell'Unione con il solo dissenso coerente ed apprezzabile della Rosa nel Pugno potrebbe riservare amare sorprese anche a tale riguardo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Certamente cos&#236; non sar&#224; per le coppie formate da persone dello stesso sesso, per le quali, ben lungi da un traguardo in termini di uguaglianza formale e sostanziale, si prospetta il perpetuarsi della tradizione italiana fatta di disparit&#224; di trattamento. La proposta disattende in primo luogo la nota risoluzione del Parlamento Europeo del 1994, i cui contenuti furono pi&#249; volte ripresi da successive risoluzioni, che richiedeva agli stati membri di estendere l'istituto matrimoniale o altri istituti equivalenti alle coppie formate da persone dello stesso sesso.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;L'istituto matrimoniale &#232; stato esteso da tre paesi europei, Paesi Bassi, Belgio e Spagna. Numerosi altri paesi, e precisamente Svezia, Danimarca, Islanda, Finlandia, Norvegia, Regno Unito, Germania, Repubblica Ceca (la cui proposta di legge &#232; stata approvata poche settimane orsono in via definitiva dal Senato del paese) hanno optato per la creazione di un istituto equivalente che fosse disponibile soltanto per le coppie formate da persone dello stesso sesso, ma che riconoscesse a tali coppie la maggior parte (o la quasi totalit&#224;) dei diritti derivanti dal matrimonio. Istituti che il giurista olandese Kees Waaldijk ha definito &#8220;quasi-matrimoni&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Altri paesi ancora, tra cui Francia, Andorra e Lussemburgo, hanno preferito una soluzione pi&#249; debole, rappresentata dai patti civili di solidariet&#224;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Soltanto il Portogallo, gi&#224; ben cinque anni orsono, ha optato per una soluzione di riconoscimento di alcuni diritti alle unioni di fatto, bench&#232; abbia poi introdotto pi&#249; recentemente nella propria Carta costituzionale il divieto di discriminazione fondata sull'orientamento sessuale.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;E crediamo questo sia un punto sul quale occorre soffermarsi. La soluzione prospettata dall'Unione non soltanto perpetua disuguaglianze sia dal punto di vista formale e sostanziale. Non solo &#232; intrinsecamente conservatrice e anti-europea: basti pensare alle riforme che i leader socialdemocratici, laburisti e socialisti europei, e nello specifico Schroeder, Blair e Zapatero, hanno saputo proporre; ma si pensi altres&#236; che il modello del pacs era sostenuto dal partito popolare di Aznar in Spagna e che i neogollisti francesi hanno recentemente presentato un disegno di legge per migliorare il pacs francese, ampliando la gamma di diritti riconosciuti e riducendo le distanze con il matrimonio, mentre a sinistra si inizia a discutere dell'estensione dell'istituto matrimoniale alle coppie formate da persone dello stesso sesso. V'&#232; di pi&#249;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il riconoscimento dei diritti delle unioni more uxorio &#232; gi&#224; una realt&#224; persino in Croazia ed in Slovenia: ed il parlamento croato gi&#224; nel 2003 non ha esitato ad estendere specificamente ed espressamente i diritti alle unioni di fatto formate da persone dello stesso sesso.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ma in Italia parole quali &#8220;coppie formate da persone dello stesso sesso&#8221;, &#8220;omosessuale&#8221;, &#8220;orientamento sessuale&#8221; sono tab&#249;. Ed ai soggetti in questione si negano diritti civili, diritti di cittadinanza, diritti umani. A tal punto che il gruppo della Margherita al Parlamento europeo si &#232; astenuto al voto sulla risoluzione contro l'omofobia che il Parlamento ha recentemente approvata a larga maggioranza, con il supporto di gran parte del partito popolare europeo, una risoluzione che equiparava l'omofobia al razzismo, al sessismo, all'antisemitismo, e condannava l'istigazione all'odio omofobo ed alla discriminazione fondata sull'orientamento sessuale. Ma era troppo per i parlamentari della Margherita, che si sono dissociati persino dall'orientamento del gruppo di appartenenza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Oggi in nome dello stesso tab&#249; il centrosinistra si appresta a respingere il riconoscimento giuridico delle coppie more uxorio, indipendentemente dal fatto che siano formate da persone dello stesso sesso o di sesso diverso, preferendo invece l'opzione del &#8220;riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facolt&#224; alle persone che fanno parte delle unioni di fatto&#8221;.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Allora soffermiamoci sulla nuova formulazione. Respinta l'ipotesi di un riconoscimento giuridico delle unioni civili, che avrebbe aperto all'introduzione di un nuovo istituto, conditio sine qua non per una proposta a nostro avviso minimamente accettabile, si preferisce il riconoscimento dei diritti alle persone che fanno parte dell'unione di fatto. La proposta indica soltanto che debba esistere un &#8220;sistema di relazioni sentimentali, assistenziali e di solidariet&#224;&#8221;: quali sono le persone che potranno beneficiare del riconoscimento dei diritti, visto che persino il termine &#8220;coppia&#8221; &#232; stato accuratamente evitato? Come saranno considerate le relazioni familiari (convivenza tra fratelli, o parenti di altro ordine o grado) che certamente possono essere inquadrate nell'ambito di un &#8220;sistema di relazioni sentimentali, assistenziali e di solidariet&#224;&#8221;? Quali saranno i criteri per il riconoscimento dei diritti? Ma, soprattutto, quali saranno i diritti? L'espressione utilizzata appare ridondante e palesemente artificiosa, lasciando di fatto spazio ad una interpretazione tanto restrittiva da ammettere al pi&#249; il riconoscimento di pochi diritti extrapatrimoniali o di quei diritti che gi&#224; l'ordinamento riconosce sulla base della giurisprudenza in materia. Ed in assenza di meccanismi di registrazione la titolarit&#224; di tali diritti non potr&#224; che fondarsi su requisiti, presumibilmente di carattere temporale o patrimoniale, particolarmente onerosi per le cosiddette persone che fanno parte di unioni di fatto, eludendo quelle che sono le reali necessit&#224; per le coppie more uxorio. Pertanto, la nuova proposta non soltanto non chiarisce gli elementi di dubbio che avevamo espresso in precedenza (vedi Se le unioni civili..., alla pagina &lt;a href=&quot;http://www.cgil.it/org.diritti/homepage2003/unioni.htm&quot; class=&quot;spip_out&quot;&gt;www.cgil.it/org.diritti/homepage2003/unioni.htm&lt;/a&gt;), ma piuttosto esplicita inequivocabilmente i nostri timori e le nostre previsioni, e palesa l'accettazione della linea proposta, o forse imposta, dalla gerarchia vaticana.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non resta che trarre alcune conclusioni. Quando alcuni esponenti politici definiscono l'istituto del pacs un simil-matrimonio, avanzando azzardate interpretazioni del dettato costituzionale, evidentemente dimostrano di non avere le basilari nozioni giuridiche riguardo alla materia che trattano, lasciandosi di conseguenza strumentalizzare dai giudizi provenienti da Oltretevere. E quando altri esponenti politici affermano di voler trovare una soluzione condivisa che rispetti la sensibilit&#224; degli italiani, forse dimenticano che la grande maggioranza degli italiani, secondo tutte le ricerche, pi&#249; o meno autorevoli, si sono espressi in favore dell'introduzione di un nuovo istituto giuridico quale il pacs, ed una apprezzabile maggioranza si &#232; detta persino a favore dell'estensione del matrimonio alle coppie formate da persone dello stesso sesso. Poich&#233; per&#242; le parole sono sempre frutto di laboriosi compromessi, forse ci era sfuggito che per soluzione condivisa si intende quella condivisa da Stato Italiano e Santa Sede, e gli italiani cui si fa riferimento sono italiani pi&#249; o meno illustri, ma certamente riveriti, quali coloro che siedono alla Conferenza Episcopale Italiana.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dr. Stefano Fabeni&lt;br/&gt;
Dr. Maria Gigliola Toniollo&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Roma/New York, 10 febbraio 2006&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>Se le unioni civili...</title>
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		<dc:creator>Stefano Fabeni e Maria Gigliola Toniollo</dc:creator>

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		<description>&#200; di questi giorni l'annuncio da parte dell'Unione circa all'inserimento nel proprio Programma del riconoscimento delle unioni civili. &lt;br /&gt;&#200; di questi giorni l'annuncio da parte dell'Unione circa all'inserimento nel proprio Programma del riconoscimento delle unioni civili. Certo avremmo considerato normale, quasi scontato, che a sinistra chi, come la CGIL e il suo Settore Nuovi Diritti, ha una tradizione di almeno quindici anni di attivit&#224; in merito alla tutela dalle discriminazioni fondate (...)


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&#200; di questi giorni l'annuncio da parte dell'Unione circa all'inserimento nel proprio Programma del riconoscimento delle unioni civili.&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;&#200; di questi giorni l'annuncio da parte dell'Unione circa all'inserimento nel proprio Programma del riconoscimento delle unioni civili.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Certo avremmo considerato normale, quasi scontato, che a sinistra chi, come la CGIL e il suo Settore Nuovi Diritti, ha una tradizione di almeno quindici anni di attivit&#224; in merito alla tutela dalle discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale e sull'identit&#224; di genere, con rapporti saldi con la galassia dell'associazionismo nazionale e internazionale, con uno statuto che include un divieto di discriminazione basata su orientamento sessuale ed identit&#224; di genere, fosse prima o poi consultato, e che l'esperienza professionale di tanti anni nonch&#233; la profonda conoscenza maturata fossero valorizzate e messe al servizio della causa, o quanto meno considerate. Nulla di tutto ci&#242; &#232; avvenuto, e ce ne rammarichiamo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sottolineando quindi che le informazioni sono state carenti persino per gli addetti ai lavori, ci preme sottolineare alcuni punti, anche alla luce di quanto espresso precedentemente in una lettera aperta sul Pacs (vedi il documento &#8220;Qualche considerazione sul dibattito relativo al Pacs&#8221;, alla pagina http://www.cgil.it/org.diritti/homepage2003/pacs.htm).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il documento programmatico &#232; piuttosto generico nel definire le nuove unioni civili, perci&#242; ogni considerazione potrebbe essere prematura. Tuttavia ci preme ribadire alcuni punti. Non &#232; ancora chiaro se e cosa cambier&#224; rispetto alla proposta sui Pacs: se nulla cambier&#224;, ribadiamo con forza le osservazioni gi&#224; avanzate nel documento sopra citato. Se il nuovo modello di unione civile, su cui diamo atto a Luigi Manconi di essersi impegnato e battuto con coerenza da anni, sar&#224; fondato su un meccanismo di registrazione (e non di semplice convivenza stabile) in base alla quale verranno riconosciuti in capo alla coppia una vasta gamma di diritti e di doveri, la proposta sar&#224; certamente un primo passo nella giusta direzione, ancorch&#233; non ancora come avremmo auspicato, soprattutto con riferimento alle coppie formate da persone dello stesso sesso.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Se, tuttavia, nel ricevere le richieste della Margherita (e di rimando della Conferenza Episcopale Italiana), venisse rigettata la soluzione del meccanismo di registrazione (come peraltro riportato da almeno un quotidiano nazionale) per evitare la creazione di quello che &#232; stato impropriamente definito &#8220;simil-matrimonio&#8221;, cos&#236; come se si estendesse un generico riconoscimento di diritti ad una serie di convivenze di varia natura allo scopo di negare un riconoscimento giuridico delle famiglie di fatto, saremmo di fronte a ben altro rispetto ad aspettative e battaglie di molti anni per la parit&#224; di accesso ai diritti di tutti i cittadini e di tutte le cittadine: soprattutto, saremmo di fronte a una proposta carica di ipocrisia e ambiguit&#224; inaccettabili.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non si tratterebbe difatti di riconoscimento giuridico di alcuna unione, ma di riconoscimento di una serie pi&#249; o meno ampia di diritti e doveri alle convivenze di fatto. Va da s&#232; che non sarebbe una questione di sola denominazione, ma di forma e di sostanza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Vi sono almeno tre punti critici che riteniamo discriminanti nella valutazione del modello futuro di unione civile, e che potrebbero renderla accettabile o meno.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sar&#224; certamente necessario un meccanismo di registrazione: diversamente, per le coppie formate da persone dello stesso sesso si delineerebbe una nuova e pi&#249; seria forma di discriminazione sia formale che sostanziale. Se il Pacs era un istituto gi&#224; problematico in termini di parit&#224; di trattamento, in assenza di un meccanismo di registrazione saremmo di fronte ad una soluzione (non si tratterebbe neppure di un istituto) per cosi dire &#8220;di serie C&#8221;, che semplicemente attribuirebbe alcuni diritti sulla base di una convivenza stabile. Si tratterebbe in altri termini di una soluzione simile (ma forse concettualmente pi&#249; debole) di quella dell'unione di fatto portoghese o della domestic partnership vigente in diversi ordinamenti locali e statali negli Stati Uniti, che estendono diritti e doveri alle coppie di fatto senza meccanismi di registrazione. Basti pensare che negli studi comparati recentemente effettuati dall'Istituto Nazionale di Studi Demografici francese questi tipi di estensione di diritti non &#232; neppure stata presa in considerazione, proprio perch&#233; l'elemento della registrazione era considerato come discriminante. E nei paesi scandinavi in cui i diritti dei conviventi legati da vincoli affettivi sono riconosciuti ormai da decenni, non mancano tuttavia altri istituti, quali la registered partnership per le coppie formate da persone dello stesso sesso, in vigore ormai da quindici anni.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Come accennato poc'anzi, si tratterebbe di una soluzione in principio persino pi&#249; debole della soluzione portoghese, delle convivenze scandinave o delle domestic partnership americane perch&#233; non rappresenta il riconoscimento di convivenze fondate su un vincolo affettivo, ma piuttosto l'estensione di diritti a generiche convivenze stabili. Pertanto, una simile soluzione rigetterebbe la possibilit&#224; del riconoscimento di nuove forme di famiglia, scardinando l'idea stessa della legittimazione giuridica delle famiglie di fatto.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Posto che siamo i primi ad ammettere la necessit&#224; e la opportunit&#224; di riconoscere alcuni diritti a convivenze stabili indipendentemente dalla loro natura e dal sesso (e perch&#233; no, dal numero) delle parti, occorrer&#224; essere cauti nell'assimilare relazioni fondate su vincoli di natura affettiva, da altri tipi di relazione (amicali, assistenziali), che pure, ripetiamo, possono necessitare di una forma di riconoscimento giuridico. Una soluzione generica in cui il riconoscimento di diritti e doveri si fondasse sul sistema di relazione (per l'appunto non necessariamente, e non esclusivamente di carattere affettivo), la stabilit&#224; e l'intenzionalit&#224; comporterebbe problematiche di enorme rilievo.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Una prima questione che sorgerebbe spontanea riguarda le modalit&#224; di accertamento della stabilit&#224; ed intenzionalit&#224; in assenza un meccanismo di registrazione: se il criterio fosse infatti un periodo di convivenza fissato in un certo numero di anni, si porrebbe nuovamente un onere significativo, ed una disuguaglianza sostanziale nei confronti delle coppie formate da persone dello stesso sesso e delle coppie di fatto che non vogliono o non possono sposarsi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Come accertare inoltre l'intenzionalit&#224;? Quanti sarebbero disposti a certificare il falso per aver accesso a diritti di grande significato, quali i diritti previdenziali o i diritti legati all'immigrazione? Come potrebbe l'autorit&#224; pubblica accertare la veridicit&#224; delle dichiarazioni?&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Poche parrebbero le soluzioni. Una prima soluzione sarebbe rappresentata dalla possibilit&#224; che i diritti che vengono riconosciuti siano davvero molto limitati, non risolvendo pertanto i problemi delle famiglie di fatto e delle coppie formate da persone dello stesso sesso; oppure i criteri dovrebbero essere rigidi, e l'accesso ai diritti sarebbe limitato a quelle situazioni che i casi della vita, piuttosto che l'intenzionalit&#224;, renderebbero stabili, perch&#233; occorrerebbe tenere conto che i rapporti interpersonali e le scelte delle persone sono spesso soggetti a mutamenti: in questo caso di nuovo si perpetuerebbe la discriminazione tra i coniugi, che accedono alla totalit&#224; dei diritti indipendentemente dalla durata e dalle ragioni della loro unione, e le convivenze affettive, che sarebbero sottoposte a oneri pesanti; oppure ancora, la terza possibilit&#224; sarebbe rappresentata da una situazione paradossale, in cui si riconoscerebbero diritti di natura pubblica (ad esempio i gi&#224; citati diritti previdenziali, o i diritti legati all'immigrazione) ad una generalit&#224; di persone che convivono, senza peraltro essere legate da vincoli affettivi o familiari, generando una forma di assistenzialismo indiscriminato di cui a nostro avviso lo stato ragionevolmente non dovrebbe farsi carico: un conto &#232; infatti riconoscere tali diritti alle coppie e alle famiglie di fatto, cio&#232; a persone che scelgono un progetto di vita in comune, un conto &#232; invece riconoscerli a qualunque tipo di convivenza, persino di carattere amicale. Certamente, come gi&#224; si &#232; detto, l'assenza di un meccanismo di registrazione determinerebbe seri problemi di individuazione dei casi in cui la natura della convivenza giustifichi l'estensione dei diritti oggi riconosciuti alla famiglia fondata sul matrimonio.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Ci&#243; posto, ribadiamo che non &#232; nostra intenzione criticare soluzioni che privilegino legami &#8220;leggeri&#8221; e che in qualche modo conferiscano maggiore rilievo all'autonomia delle parti ma, per le ragioni sopra indicate, respingiamo qualsiasi soluzione di comodo che abbia come reale obiettivo quello di negare il principio di uguaglianza per le coppie formate da persone dello stesso sesso ed il principio di pluralit&#224; delle forme familiari, sacrificando la dignit&#224; e la visibilit&#224; delle famiglie di fatto.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Una tale soluzione sarebbe inammissibile non soltanto per ragioni giuridiche e sostanziali, ma prima ancora per ragioni politiche in quanto, ancora una volta, si sacrificherebbero i diritti delle persone e il principio della laicit&#224; dello Stato in virt&#249; di compromessi e alchimie che rispondono a logiche politiche intollerabili. Nel nostro documento precedente sottolineavamo come il Pacs costituisse, secondo le parole dello stesso Franco Grillini, una mediazione della mediazione, oltre la quale c'&#232; la rinuncia, ed invitavamo ad una strategia piu' &#8220;audace&#8221; e coerente. Va da s&#232; che se uno dei tre punti critici fosse &#8220;superato&#8221;, saremmo in presenza di un compromesso al ribasso, una ulteriore mediazione oltre il limite dell'accettabile, in conseguenza del quale l'Italia ancora una volta si troverebbe al di fuori dalle dinamiche della societ&#224; europea, in un tentativo mal riuscito di affrancarsi da un fondamentalismo quasi pi&#249; vicino a quello dei regimi teocratici, che non alle politiche portate avanti persino dai partiti conservatori degli altri paesi europei.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La coerenza del nostro lavoro e del nostro impegno ci porta ad essere critici rispetto al fatto che, apparentemente, neanche questa volta l'Italia riuscir&#224; in ogni caso a portarsi al passo delle grandi democrazie europee (e non soltanto, se si tiene conto che entro sei mesi persino la Repubblica Sudafricana introdurr&#224; il matrimonio tra persone dello stesso sesso). Ma non possiamo non mettere in guardia da qualsiasi ulteriore passo indietro in questa annosa discussione, soprattutto se tale passo indietro venisse poi celebrato come un passo avanti dalle forze politiche e dai mezzi di comunicazione.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dott. Stefano Fabeni, LL.M.
J.S.D. candidate, Columbia Law School
Direttore CERSGOSIG&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dott.sa Maria Gigliola Toniollo
Responsabile nazionale, Settore
Nuovi Diritti &#8211; CGIL nazionale&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;New York/Roma, 10 dicembre 2005&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	<item>
		<title>Qualche considerazione sul dibattito relativo al Pacs</title>
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		<dc:creator>Stefano Fabeni e Maria Gigliola Toniollo</dc:creator>

<category domain="http://www.larosanervosa.net/spip.php?rubrique1">La rosa pensosa</category>


		<description>Il dibattito di questi giorni intorno alla questione del patto civile di solidarieta' e di quale riconoscimento conferire alle convivenze more uxorio ed alle unioni formate da persone dello stesso sesso ha sollevato polemiche, discussioni, prese di posizione che nella maggior parte dei casi si rivelano totalmente inadeguate, imprecise e strumentali. Senza negare l'importanza del dibattito sul progetto di legge, proprio nell'ottica della possibilita' e della liberta' di organizzazione della vita (...)

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&lt;a href="http://www.larosanervosa.net/spip.php?rubrique1" rel="directory"&gt;La rosa pensosa&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;Il dibattito di questi giorni intorno alla questione del patto civile di solidarieta' e di quale riconoscimento conferire alle convivenze more uxorio ed alle unioni formate da persone dello stesso sesso ha sollevato polemiche, discussioni, prese di posizione che nella maggior parte dei casi si rivelano totalmente inadeguate, imprecise e strumentali. Senza negare l'importanza del dibattito sul progetto di legge, proprio nell'ottica della possibilita' e della liberta' di organizzazione della vita familiare in forme diverse, e del riconoscimento dei diritti, obiettivo primario che naturalmente condividiamo, riteniamo necessario fare chiarezza su molti dei punti che sono stati sollevati.&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Il dibattito di questi giorni intorno alla questione del patto civile di solidarieta' e di quale riconoscimento conferire alle convivenze more uxorio ed alle unioni formate da persone dello stesso sesso ha sollevato polemiche, discussioni, prese di posizione che nella maggior parte dei casi si rivelano totalmente inadeguate, imprecise e strumentali. Senza negare l'importanza del dibattito sul progetto di legge, proprio nell'ottica della possibilita' e della liberta' di organizzazione della vita familiare in forme diverse, e del riconoscimento dei diritti, obiettivo primario che naturalmente condividiamo, riteniamo necessario fare chiarezza su molti dei punti che sono stati sollevati.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La Costituzione, innanzi tutto. L'articolo 29 della Costituzione stabilisce che &quot;la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come societa' naturale fondata sul matrimonio&quot;. Il favor legitimitatis che la costituzione riconosce alla famiglia fondata sul matrimonio non preclude il riconoscimento di altre formazioni sociali (di natura familiare) sulla base dell'articolo 2 della Costituzione stessa. Secondo l'intenzione degli stessi Costituenti, la definizione di famiglia come societ&#224; naturale fondata sul matrimonio, peraltro elaborata da Togliatti, non aveva valenza giusnaturalistica, ma stava ad indicare che &#8220;la famiglia, come formazione sociale primigenia, preesiste allo Stato e, in questi termini, deve essere tenuta in particolare conto. Lo stesso Moro riteneva che non si erano voluti riconoscere i diritti naturali della famiglia, ma piuttosto la famiglia come societ&#224; naturale nel senso indicato. Avendo ancora in considerazione il testo dell'art. 29, &#232; palese che non si &#232; voluto sovrapporre matrimonio e societ&#224; naturale: al contrario la famiglia &#232; una societ&#224; naturale, indipendentemente dal matrimonio, il quale semplicemente, riguardo alle sue caratteristiche giuridiche, ne rafforza la protezione&#8221;. Secondo la lettera del testo costituzionale non v'e' alcun ostacolo al riconoscimento delle convivenze more uxorio ne', tanto meno, al riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso, che, al contrario, sarebbe conforme al principio di uguaglianza formale di cui all'articolo 3 c. 1 della Costituzione e al principio di uguaglianza sostanziale di cui all'articolo 3 comma 2. Se certamente non e' attribuibile alla volonta' dei Costituenti l'intenzione di ammettere il matrimonio tra persone dello stesso sesso, nel caso specifico, per il fatto stesso che il comma 2 dell'articolo 29 conferisca alla legge il potere di regolare i contenuti del matrimonio, una interpretazione di carattere &#8220;storico&#8221; in un contesto sociale e culturale profondamente mutato nel corso degli ultimi sessanta anni potrebbe apparire una forzatura non troppo lontana dalla posizione &#8220;originalista&#8221; del giudice conservatore della Corte Suprema degli Stati Uniti Antonin Scalia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Veniamo al Patto civile di solidarieta'. Il Pacs e' un istituto non gia' in vigore in numerosi paesi europei, bensi' esclusivamente in Francia e, piu' recentemente, in Lussemburgo e Andorra. Gli altri paesi europei che hanno introdotto forme di unione registrata lo hanno fatto con il proposito di riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso: non ci riferiamo al matrimonio introdotto nella Spagna di Zapatero, ma piuttosto al partenariato registrato, che da un punto di vista sostanziale e' piu' o meno assimilabile al matrimonio, ad eccezione del nomen iuris, gia' introdotto nei paesi scandinavi da ormai quasi vent'anni, ma anche nel Regno Unito di Blair, cosi' come nella Germania di Schroeder. Solo in casi isolati il modello del partenariato registrato e' stato utilizzato per tutte le coppie more uxorio (precisamente in Belgio e Paesi Bassi, che hanno tuttavia introdotto il matrimonio per le coppie dello stesso sesso, rimuovendo gli ostacoli di natura formale e sostanziale alla realizzazione del principio di uguaglianza). Per il resto, il riconoscimento delle convivenze more uxorio in Europa e' generalmente avvenuto mediante l'estensione di una parte piu' o meno ampia dei diritti derivanti dal matrimonio, sulla base della convivenza stabile. Il Pacs francese e' pertanto un istituto piuttosto particolare, e certamente un caso (quasi) isolato, problematico sotto certi aspetti sia per la sua caratteristica di &#8220;ibrido giuridico&#8221;, data la sua natura giuridica meramente contrattualistica, che in parte contraddice la sua essenza di istituto di diritto di famiglia, sia per il complicato rapporto con e l'evidente subordinazione all'istituto matrimoniale che lo rende problematico in termini di uguaglianza formale e sostanziale. Non a caso, l'ambiguita' dell'istituto hanno indotto la giurisprudenza francese ad applicare al Pacs diverse regole previste per il matrimonio (ad esempio in caso di scioglimento o di doveri coniugali).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;La proposta italiana, rappresenta certamente una soluzione pragmatica, ma allo stesso tempo estremamente problematica. Intanto occorre precisare un aspetto preliminare, che non e' stato chiarito a sufficienza: la proposta di legge n. 3296 dell'On. Grillini che, secondo quanto indicato, dovrebbe costituire il modello che verra' proposto nella prossima legislatura, regola due situazioni: il patto civile di solidarieta', che presuppone una procedura di registrazione, e comporta il riconoscimento di una gamma piu' ampia di diritti, e l'unione di fatto, che sulla base della semplice convivenza riconosce a due conviventi una serie di diritti prevalentemente extra-patrimoniali. Mentre il Pacs non puo' essere contratto tra ascendenti, discendenti, fratelli o sorelle, affini in linea retta, o in presenza di adozione, l'unione di fatto presuppone la semplice convivenza.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Tale proposta e' problematica non solo per gli stessi aspetti poc'anzi indicati con riferimento al modello francese, ma altresi' perche' rischia di sovrapporre questioni profondamente differenti, estendendo in modo non sempre chiaro a unioni formate da persone dello stesso sesso, unioni affettive di persone di sesso opposto, e coabitazioni non di natura affettiva una gamma di diritti, sul presupposto della registrazione (Pacs) o della convivenza (unione di fatto).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Tuttavia, queste diverse situazioni si fondano su presupposti diversi e necessiterebbero di soluzioni differenti. Se la proposta di legge in oggetto puo' effettivamente rappresentare uno strumento efficace per le convivenze more uxorio formate da persone di sesso diverso e legate da un vincolo affettivo, un primo problema sorge dall'assimilazione delle convivenze non affettive. In questo senso la natura dell'istituto e' ambigua: s'e' detto da piu' parti che il Pacs potrebbe costituire una soluzione adeguata al caso di due fratelli che convivano, o due anziani che condividano un appartamento per dividere i costi; la proposta di legge vieta tuttavia a due fratelli di contrarre un Pacs, ma al piu' di godere dei diritti derivanti dall'essere parte di una unione di fatto; due anziani non legati da alcun rapporto di parentela o affinita', ma neanche legati da vincoli affettivi, possono invece contrarre un Pacs: ma siamo certi che in questi casi sia opportuno garantire una vasta gamma di diritti? E se il proposito e' quello di garantire i diritti derivanti dalla convivenza (di fatto o registrata), indipendentemente dalla sussistenza del vincolo affettivo, per quale ragione soltanto due persone, e non tre o quattro (si veda il caso di tre amici o fratelli conviventi), possono, a seconda di quanto stabilito dalla legge, istituire un Pacs o essere parte di un'unione di fatto? E perche' se il vincolo affettivo non e' una caratteristica del patto civile di solidarieta' ne viene precluso l'accesso a quegli stessi soggetti cui viene precluso l'accesso al matrimonio? Occorre certamente una risposta a questa ambiguita' di fondo, che puo' indurre a facili equivoci e, nel caso di approvazione della legge, a enormi problematiche nella sua applicazione. E a tal proposito e' opportuno abbandonare una posizione di mera opportunita' politica e scarsa onesta' intellettuale ed ammettere che il Pacs e' un istituto che si propone di riconoscere nuove forme di famiglia.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Un altro problema e' rappresentato dalle coppie formate da persone dello stesso sesso, per le quali il Pacs rimane una soluzione debole sia dal punto di vista formale, rispetto all'istituto matrimoniale, sia dal punto di vista sostanziale, perche' alle coppie formate da persone stesso sesso non sarebbe disponibile la stessa gamma di diritti previsti invece per le coppie formate da persone di sesso diverso.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Questi aspetti problematici hanno certamente alimentato la confusione degli ultimi giorni. I discorsi fatti da diversi leader del centrosinistra sono censurabili sotto diversi profili. Nel difendere il Pacs, tanto Romano Prodi quanto Piero Fassino e altri leader del centro-sinistra hanno tentato di promuovere un'agenda fittiziamente progressista facendo invece uso di un linguaggio conservatore, certamente piu' vicino alla retorica di Bush che al pensiero di Blair, Shroeder o persino Chirac. L'interpretazione rigida della Costituzione, che ha fatto sostenere agli stessi Prodi e Fassino che la famiglia e' soltanto quella fondata sul matrimonio e formata da coppie di sesso diverso e' preoccupante: non solo perche' si tratta di una mistificazione del dettato costituzionale (il divieto rispetto al matrimonio tra persone dello stesso sesso e' infatti inesistente), ma anche perche' tale posizione rischia di minare anni di battaglie per il riconoscimento sociale della dignita' della famiglia di fatto: secondo questo ragionamento, che pare piu' un arroccamento su posizioni difensive che non un argomento propositivo, potremmo facilmente giungere al paradosso di ritenere che una madre singola con figli non costituisca un nucleo familiare perche' tale nucleo non si fonda sul matrimonio, riportando il paese indietro di almeno 40 anni, e negando aspetti che persino la Corte Costituzionale ha riconosciuto nel tempo, ammettendo in alcune decisioni la rilevanza costituzionale della famiglia di fatto, e la conseguente perdita del carattere di esclusivit&#224; della famiglia legittima (si veda, a titolo di esempio, C. cost., 26-29 gennaio 1998, n. 2).&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Non merita poi particolare considerazione la proposta di Francesco Rutelli in quanto, come e' stato ampiamente evidenziato negli ultimi giorni, non aggiungerebbe nulla a quanto gia' previsto dal nostro ordinamento: in altri termini, non si tratta di una questione di sigle, ma di una profonda differenza sostanziale, che renderebbe, come e' stato detto, tale contratto di convivenza non opponibile ai terzi.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Sopra tutti, come da copione, la voce della Chiesa che e' purtroppo considerata con grande attenzione e rispetto anche dalla maggioranza dei leader del centro-sinistra. Ma come non interrogarsi sulla ragionevolezza di una posizione che appare oggi anacronistica, inumana e persino anticristiana, tanto anacronistica da essere rigettata persino nel piccolo Principato d'Andorra, in cui il Pacs e' legge dello stato benche' il co-principe, il vescovo cattolico della diocesi di Seu d'Urgell, insieme al piu' noto vescovo di Roma, e' l'unico membro del clero cattolico ad essere capo di stato in virtu' del proprio ministero religioso? Come non interrogarsi circa l'autorevolezza di una istituzione che, non molti anni fa, nel De pastorali personarum homosexualium cura, per voce dell'allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Card. Ratzinger affermava che &#171;la doverosa reazione alle ingiustizie commesse contro le persone omosessuali non pu&#242; portare in nessun modo all'affermazione che la condizione omosessuale non sia disordinata. Quando tale affermazione viene accolta e di conseguenza l'attivit&#224; omosessuale &#232; accettata come buona, oppure quando viene introdotta una legislazione civile per proteggere un comportamento al quale nessuno pu&#242; rivendicare un qualsiasi diritto, n&#233; la Chiesa n&#233; la societ&#224; nel suo complesso dovrebbero poi sorprendersi se anche altre opinioni e pratiche distorte guadagnano terreno e se i comportamenti irrazionali e violenti aumentano&#187;? Come non meravigliarsi della posizione intransigente e di problematica moralita' della Santa Sede che, in nome della difesa della famiglia non ha esitato ad allearsi strategicamente con i paesi islamici (di quale famiglia parliamo, visto che quegli stessi paesi ammettono la poligamia? Dove sta la coerenza morale?) per impedire che la Commissione per i Diritti dell'Uomo dell'ONU, nel corso delle ultime due sessioni, approvasse una risoluzione che semplicemente affermava la necessita' di proteggere i diritti umani fondamentali (tra cui il diritto alla vita, il divieto di tortura e di pene o trattamenti inumani, degradanti, il divieto di discriminazione) delle persone omosessuali e transessuali? Come non stupirsi dell'atteggiamento isterico delle gerarchie vaticane che, con il presupposto della necessita' di combattere la pedofilia nella Chiesa, sino a poco tempo fa apparentemente tollerata, ha dato vita ad una &#8220;caccia alle streghe&#8221; nei confronti dei preti omosessuali (contraddicendo gli stessi precetti del Catechismo della Chiesa cattolica sull'omosessualita')?&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Occorrono piu' coraggio, piu' coerenza, meno ambiguita', meno calcolo politico. La risposta, prima di tutto politica, del centrosinistra appare oggi inadeguata. Come Franco Grillini onestamente ammette, il Pacs e' una mediazione della mediazione, oltre la quale c'e' la rinuncia. Forse la mediazione dovrebbe essere il punto di arrivo, non quello di partenza. Il Pacs certamente costituisce la soluzione ad una parte delle questioni che sono in campo; tuttavia una posizione piu' chiara, eventualmente piu' articolata, ed una strategia politicamente piu' coerente e, perche' no, &#8220;audace&#8221;, che includa il Pacs, ma che necessariamente affermi tanto il principio di uguaglianza (formale e sostanziale) ed il principio della pluralita' delle forme di famiglia, sarebbe oggi la via maestra per una coalizione politica che si accinga a proporsi come forza progressista e riformista europea. Al contrario, il dibattito italiano di questi giorni, connotato da provincialismo e approssimazione esasperanti, e condizionato da ragioni di bassa opportunita' partitica, tiene il paese imprigionato nelle mura vaticane e distante dalle grandi democrazie europee.&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dott. Stefano Fabeni, LL.M. J.S.D. candidate, Columbia Law School Direttore CERSGOSIG&lt;/p&gt; &lt;p class=&quot;spip&quot;&gt;Dott.sa Maria Gigliola Toniollo Responsabile nazionale, Settore Nuovi Diritti &#8211; CGIL nazionale&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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